Non risposte e fake-news di Renzi su Pd e ambiente

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi commenta a Palazzo Chigi, davanti ai giornalisti, il risultato del referendum sulle trivelle, Roma, 17 aprile 2016. ANSA / GIUSEPPE LAMI

Articolo con Francesco Ferrante su Huffington Post –

Matteo Renzi oggi su “la Repubblica” risponde quasi indignato alle analisi di chi come Walter Veltroni lamenta un grave e colpevole ritardo del Pd nell’assumere l’ambiente come una propria parola fondativa e come un tema oggi irrinunciabile per declinare l’idea di progresso: “E’ giusto chiedere di fare di più – afferma il segretario (da quasi quattro anni) del Partito democratico – ma non si può cedere a semplificazioni superficiali”.

In realtà di superficiale e anche un po’ sgangherata, sul punto, vi è proprio questa lunga lettera di Renzi, piena zeppa di omissioni e anche, bisogna dire, di parecchie bufale o come si dice adesso di “fake-news”.
Renzi comincia la sua requisitoria rivendicando alcune scelte compiute da sindaco di Firenze: la chiusura al traffico di Piazza Duomo, il piano strutturale urbanistico che ha minimizzato (non azzerato come lui scrive) l’ulteriore consumo di suolo nella città. Meriti indiscutibili che contribuirono ad accreditarlo come un promettente rinnovatore della politica e del centrosinistra anche in direzione di una maggiore attenzione ai temi ambientali; premesse del tutto disattese dal “secondo Renzi”, quello che prima ha preso in mano la guida del Pd e poi le redini del governo.
 Improbabile è anche la “appropriazione indebita” che Renzi fa di norme ambientali innovative approvate in questa legislatura, come la legge sugli ecoreati: una riforma in effetti assai positiva, per la quale gli ambientalisti guidati da Legambiente si battevano da vent’anni. Ma una riforma squisitamente parlamentare, resa possibile dalla convergenza di forze politiche sia di maggioranza che di opposizione.

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Privatizzare i servizi? Prima studiamo il modello Milano

Articolo con Francesco Ferrante sul Corriere della Sera ed. Roma –

Esasperazione: è il sentimento comune dei romani quando vedono e vivono lo stato dei servizi in città. Strade sporche e cassonetti dei rifiuti tracimanti – al centro come in periferia -, autobus archeologici, metropolitana spesso in tilt, ora ci avvertono che ad agosto non avremo acqua 8 ore al giorno.

Poiché questo disastro è gestito da aziende di proprietà pubblica, è comprensibile che a  partire dal caso di Atac, il più eclatante visto che l’azienda oltre a essere totalmente inefficiente è anche sostanzialmente fallita, qualcuno pensi di risolvere il problema “rivolgendosi al mercato”. Comprensibile ma illusorio. Intanto non tutti i servizi possono essere gestiti secondo logiche di mercato: vi sono linee di autobus periferiche o raccolte di rifiuti in zone decentrate e poco abitate inevitabilmente in perdita ma che comunque vanno garantite. Poi l’esperienza dice che nel caso dei servizi pubblici locali l’equazione gestione privata uguale più efficienza non funziona. Read More…

Tra incendi dolosi e abusivismo edilizio. De Luca è il simbolo della Campania infelix

Articolo su Huffington Post, con Francesco Ferrante
Regionali: De Luca, contro di me guerra termonucleareMentre la Campania brucia, con migliaia di ettari inceneriti da roghi dolosi appiccati per interessi criminali, l’amministrazione regionale guidata da Vincenzo De Luca vara una legge che salva dalla demolizione migliaia di immobili abusivi.

 Questi due fatti hanno molto in comune. Incendi dolosi e abusivismo edilizio sono tra i segni più evidenti dell’incuria di cui soffre da decenni il territorio campano. Disseminato di cemento illegale anche dove elementari esigenze di sicurezza abitativa imporrebbero di non costruire nemmeno un metro cubo (Vesuvio docet), senza l’ombra di un’azione di governo votata alla prevenzione del fuoco. Così, da una parte, nel silenzio più o meno complice di moltissimi amministratori la Campania si è ricoperta di cemento abusivo: secondo dati di Legambiente e Cresme confermati dall’Istat, solo negli ultimi tre anni circa un terzo delle nuove edificazioni è abusivo; immobili realizzati spesso in aree di pregio naturalistico – valga per tutti il caso di Ischia – e in zone ad alto rischio idrogeologico, vulcanico, sismico. Dall’altra parte, come hanno denunciato tra gli altri Legambiente, Green Italia e Possibile, la Regione Campania non ha fatto nulla, letteralmente nulla per favorire un’adeguata opera di prevenzione del rischio incendi: fino all’inizio di luglio non aveva nemmeno approvato il “Piano antincendio boschivo” per il 2017 e le relative convenzioni con vigili del fuoco e Protezione civile (l’ha fatto in fretta e furia il 14 luglio, come si dice “a buoi scappati”).

Ma incendi dolosi e abusivismo non sono in Campania soltanto problemi ambientali o di protezione civile. Sono mali ancora più profondi, tenuti insieme da uno stesso filo nero: una condizione di illegalità diffusa e spesso incontrollata, che aggredisce la vita delle persone e rappresenta un potente fattore di degrado sia sociale che economico. Condizione, va aggiunto, che è un perfetto brodo di coltura per il consolidamento del potere della camorra, non a caso largamente coinvolta sia nel business dell’abusivismo edilizio sia nella “regia” degli incendi costruiti a tavolino. Read More…

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