Venerdi dal Piemonte decolla la “Circonomia”

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Articolo sulla Stampa.it

CIRCONOMIA: una “nuova parola”, una sincrasi di economia e circolare che vuole alludere a una visione dell’economia radicalmente rinnovata, che non solo supera il conflitto tradizionale tra interesse economico e interesse ambientale, ma va oltre anche alla mera richiesta di un’economia a ridotto impatto ambientale, e ridisegna lo stesso concetto di benessere economico.

Un nuovo paradigma economico e insieme ecologico che sarà il filo conduttore di CIRCONOMIA, il festival dell’economia circolare e delle energie del territorio la cui prima edizione si terrà nelle Langhe – ad Alba, Fossano e Novello – dal 20 al 22 maggio prossimo, promosso e sostenuto tra gli altri da Regione Piemonte, Università di Torino, Egea, Legambiente, Aica, Fondazione Symbola, Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

CIRCONOMIA sarà già da questa prima edizione un Festival diffuso e policentrico, come diffusa e policentrica è l’economia circolare. E collegherà strettamente la riflessione sull’economia circolare alla dimensione dello sviluppo locale: anche per questo si svolge in Piemonte, dove sono nate e hanno avuto successo significative esperienze di economia circolare, dalla chimica verde, al modello agroalimentare a «chilometro zero».

Significativo inoltre che ad ospitare la tre giorni di incontri e confronti sia la zona delle Langhe, territorio che esprime una vocazione impareggiabile a coniugare qualità socio-ambientale e dinamismo economico, certificato anche dall’iscrizione nell’elenco Unesco che ha riconosciuto il valore delle tradizioni agricole che hanno plasmato il paesaggio, diventando una componente fondamentale e caratterizzante.

Cosa sarà CIRCONOMIA?

Sarà un Festival pensato per un pubblico largo e non solo di “addetti ai lavori”, che aiuterà gli ascoltatori a comprendere come le buone pratiche imprenditoriali e amministrative, i cambiamenti sociali e culturali che hanno in comune l’attenzione al paradigma ecologico possano, e in molti casi virtuosi stanno già facendo, trasformare i modi di produrre e di competere nell’economia e gli stili di vita nella società.

CIRCONOMIA sarà la “casa comune” dove incontrarsi e confrontarsi tra cittadini, le loro associazioni, le imprese, i consorzi del riciclo virtuoso dei rifiuti, le amministrazioni pubbliche che credono nell’economia circolare come risposta moderna ai problemi e ai rischi ambientali, come terreno privilegiato di innovazione tecnologica e di capacità competitiva, come presidio di coesione sociale.

Due pillole del Festival, che ha un programma molto ricco e composito: la giornata di apertura del Festival sarà animata dall’economista Jean-Paul Fitoussi, che terrà al Teatro Sociale di Alba una lectio magistralis rivolta principalmente agli studenti delle scuole superiori del territorio e agli studenti di economia dell’Università di Torino, e avrà come tema “Economia, benessere, progresso: le priorità di oggi” e nel pomeriggio si confronterà in una tavola rotonda con i protagonisti dell’economia circolare già in campo; mentre la giornata di sabato vedrà a Fossano l’incontro più “politico” con il confronto tra imprese, politica e amministrazioni sui servizi pubblici locali e poi a Novello in serata l’incontro tra “campioni” della nuova economia e della riscoperta delle potenzialità dei territori quali Oscar Farinetti e Carlin Petrini, che precederanno l’incontro – con dialoghi e suggestioni – tra scrittore lo Gianrico Carofiglio e il giornalista Gianni Mura.

Tutto il programma del Festival che si concluderà sempre a Novello la Domenica è consultabile su www.circonomia.it

 

Da ebreo dico no al reato di negazionismo

Auschwitz-BirkenauArticolo sull’Unità

Il Parlamento sta per approvare in via definitiva l’introduzione nel codice penale del reato di “negazionismo”: negare “in tutto o in parte” la Shoah e in genere i crimini di genocidio, di guerra, contro l’umanità, diventerà una aggravante del reato di istigazione alla violenza e all’odio razziali, come tale sanzionabile con anni in più di carcere.

L’idea di questa norma non è nuova. Per primo la lanciò nel 2007 l’allora ministro della giustizia Mastella, ma cadde nel vuoto anche per le numerose e autorevoli reazioni di contrarietà che suscitò. Importanti storici italiani – da Carlo Ginzburg  a Giovanni De Luna, da Sergio Luzzatto a Bruno Bongiovanni – promossero un appello in cui si affermava tra l’altro che “ogni verità imposta dall’autorità statale non può che minare la fiducia nel libero confronto di posizioni e nella libera ricerca storiografica e intellettuale”. Posizioni analoghe vennero espresse da intellettuali europei come Paul Ginsborg e Thimoty Garton Ash: “La negazione dell’Olocausto – scrisse Ash – va combattuta nelle scuole, nelle università, sui nostri media, non nelle stazioni di polizia e in tribunale”. Decisamente ostile a quella proposta si dichiarò anche Stefano Rodotà, che definì il reato di negazionismo “una di quelle misure che si rivelano al tempo stesso inefficaci e pericolose, perché poco o nulla valgono contro il fenomeno che vorrebbero debellare, e tuttavia producono effetti collaterali pesantemente negativi”.

Io trovo che tali argomentazioni restino del tutto valide anche oggi. Lo Stato non può e non deve intervenire in tema di libertà del pensiero, della parola, della ricerca storica; non può e non deve nemmeno davanti ad affermazioni miserabili e aberranti come la negazione o la minimizzazione di un fatto – lo sterminio pianificato e sistematico di milioni ebrei da parte del nazismo e dei suoi alleati – che solo persone in malafede o incapaci d’intendere possono mettere in discussione. Il negazionismo è un orrore da combattere ogni minuto compiendo tutti gli sforzi possibili per far vivere e per trasmettere la memoria della Shoah; da combattere con tutti i mezzi tranne uno: vietare per legge la negazione di questa evidente e terrificante verità storica. Read More…

Un muro verde contro gli Hofer d’Europa

epa05278183 Right-wing Austrian Freedom Party (FPOe) presidential candidate Norbert Hofer attends a press conference in Vienna, Austria, on 26 April 2016. Hofer and presidential candidate and former head of the Austrian Green Party Alexander Van der Bellen achieved the Austrian presidential elections runoff on 22 May 2016. Temporary overall results of the first ballot shows Hofer received 35.05 percent and Van der Bellen 21.34 percent of valid votes.  EPA/CHRISTIAN BRUNA

Articolo con Francesco Ferrante sul Manifesto –

Comprensibilmente le analisi e i giudizi sul primo turno delle elezioni presidenziali austriache di domenica scorsa si sono concentrati su un unico aspetto: la vittoria, del tutto inattesa per dimensioni, del candidato del partito di estrema destra Fpö Norbert Hofer, votato dal 36% degli elettori. Per la prima volta in Europa occidentale una forza dichiaratamente anti-europea, e con tratti inequivocabilmente xenofobi, vince un’elezione nazionale, per la prima volta si concreta la possibilità che un esponente della destra radicale diventi capo dello Stato in uno dei Paesi simbolo dell’Europa democratica. A rafforzare l’impatto anche psicologico di questo passaggio inedito vi è il fatto che esso sia avvenuto in Austria, dove il concetto stesso di “estrema destra” richiama memorie, evoca suggestioni tanto più allarmanti.

Ma il successo dell’Fpö non è l’unico dato che meriti attenzione in questo voto austriaco. È altrettanto significativo che a contendere a Hofer l’elezione nel ballottaggio del 22 maggio non sarà un esponente di partiti tradizionali, né il candidato socialista né quello popolare, ma il Verde Alexander van der Bellen, che si è presentato come indipendente e nel primo turno ha raccolto oltre il 20% dei voti.

Dunque è affidata a un Verde, a un ecologista la speranza di fermare in Austria la marcia per ora trionfale dell’estrema destra. Un caso? Non del tutto.

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