Ritorna il condono edilizio: oltraggio agli italiani onesti

abusi-ediliziAlla fine sono stati quasi tutti d’accordo. Con l’opposizione soltanto di Pd e sinistra radicale, tutti gli altri – Cinquestelle, Lega, Forza Italia – con una larga maggioranza hanno reintrodotto nell’aula del Senato la norma sul condono edilizio a Ischia bocciata in Commissione.

Festeggiano Forza Italia e Lega, già firmatarie dei due grandi condoni edilizi del 1994 e del 2003, e festeggiano i Cinquestelle (e il ministro Toninelli alza il pungo in segno di vittoria), passati in pochi mesi dal grido “onestà onestà” alla “pace” fiscale ed edilizia con evasori ed abusivi.

Festeggiano non solo a Ischia i paladini dell’abusivismo edilizio, visto che nel decreto Genova è stata inserita anche una seconda sanatoria per i comuni terremotati dell’Italia centrale. Festeggiano, in generale, i sostenitori del condono come strumento sistematico per acquistare consenso, che si tratti di fisco o di case: per loro un’ennesima vittoria, un nuovo premio all’esercito dei “furbi” d’Italia che quasi sempre per principio, raramente per vera necessità, se ne fregano di leggi e regole scommettendo – dal loro punto di vista a ragione – che presto o tardi arriverà qualche forma di sanatoria a perdonarli. Read More…

Condonicchio edilizio per Ischia e condonone per l’Italia centrale. Ma del secondo non si parla

ISCHIAArticolo con Francesco Ferrante su Huffington Post –

Tra le pieghe del dibattito pubblico italiano sta prendendo forma una nuova, non proprio promettente, tendenza: il “razzismo ambientalista”, l’idea cioè che gli abusi edilizi siano più o meno gravi a seconda della latitudine di dove vengono commessi.

L’occasione per questo originalissimo distinguo viene dalle discussioni intorno al tema – questo un “ever green” della politica nazionale – dei condoni. Si parla e si scrive moltissimo in questi giorni del condono fiscale preannunciato dal governo, sui cui contenuti e contorni hanno litigato e poi fatto pace Cinquestelle e Lega.

Si parla e si scrive molto meno di condono edilizio, ma anche su questo fronte il governo penta-leghista è decisamente attivo: prima c’è stata la mini-sanatoriaper i piccoli abusi compiuti nei Comuni dell’Italia centrale colpiti dal sisma dell’agosto 2016 (decreto terremoto convertito nel luglio scorso), poi con il decreto su Genova del 28 settembre è arrivato il condono per i comuni terremotati di Ischia, infine grillini e leghisti con emendamenti alla legge di conversione del decreto-Genova attualmente in discussione hanno proposto di allargare un po’ di più le maglie della sanatoria per le zone terremotate di Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio.

Nulla di nuovo, la storia dell’Italia contemporanea è disseminata di una sequenza fittissima di condoni fiscali ed edilizi: una sequenza con i suoi “fuoriclasse” – uno su tutti: Berlusconi – ma con uno svolgimento rigorosamente trasversale tra destra e sinistra ed equamente distribuito tra prima e seconda Repubblica.

Nei decenni si è condonato di tutto: evasione fiscale e contributiva, piccole e grandi multe, esportazione illegale di capitali all’estero, costruzione abusiva di case e di interi quartieri. A rimetterci sono stati, sempre, gli italiani onesti, sono stati il territorio e il paesaggio, è stata la credibilità delle leggi e dello Stato: ormai che si tratti di fisco o di edilizia, tutti quelli disposti a violare le regole sanno di poter contare prima o poi su qualche sanatoria.

Non è nuovo nemmeno il tentativo, messo in atto da tutti i governi condonisti compreso l’attuale, di chiamare la “cosa”, una cosa di per sé indecente, con nomi abbelliti: non condono fiscale ma “pacificazione”, non condono edilizio ma “semplificazione”. Semmai stupisce, nei casi odierni, che a varare i condoni e a battezzarli con nomi edificanti siano con la Lega i Cinquestelle, movimento legalitario per eccellenza. Read More…

Sui rifiuti a Roma c’e’ un nimby contro natura

rifiuti1Articolo su la Repubblica con Francesco Ferrante

Due bombe a orologeria assediano Roma: gli impianti per il compostaggio dei rifiuti previsti a Cesano-Osteria Nuova (XV municipio) e in Via di Casal Selce (XIII). O meglio, così sembra di fronte alla “rivolta” dei cittadini che vivono nelle zone lambite dai progetti.

La realtà è un’altra: si sta parlando di impianti per ricavare compost dalla frazione organica dei rifiuti urbani; impianti di media taglia – ognuno tratterebbe 50 mila tonnellate di rifiuti organici provenienti dalla raccolta differenziata –, di nessuna pericolosità, di semplice e ultra-sperimentata tecnologia, con un impatto ambientale irrilevante. Impianti così sono una condizione indispensabile per avvicinare l’obiettivo dei “rifiuti zero”, cioè per recuperare e riciclare il più possibile della spazzatura che produciamo ogni giorno, senza doverli bruciare negli inceneritori o seppellire nelle discariche.

Le proteste contro i due impianti romani sono l’ultimo episodio di una lunga, lunghissima catena di no a qualunque progetto tecnologico che riguardi il recupero e il riciclo dei rifiuti: no agli impianti di compostaggio, no agli impianti anaerobici che producono biometano (ancora più “green”, perché lavorando in assenza di ossigeno minimizzano la diffusione di odori sgradevoli). E’ una forma paradossale di sindrome “Nimby” – “not-in-my-back-yard”, non nel mio giardino -, che si presenta come difesa dell’ambiente ma nei fatti l’ambiente lo danneggia, ostacolandone un’efficace protezione. Read More…

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