Dai referendum di Civati un’alternativa di governo per “cambiare verso” (ma davvero)

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Articolo su Huffington Post –

Parte in queste ore la campagna referendaria promossa da “Possibile”, la nuova formazione politica guidata da Pippo Civati, insieme a “Green Italia” e ad altre forze sociali e culturali. L’ambizione non è soltanto di abrogare norme ritenute dannose e anacronistiche, ma di disegnare una vera alternativa di governo: un’alternativa al conservatorismo delle larghe intese che imperversano in Italia come in Europa, fondata sull’ambiente come motore di un’economia rinnovata e più moderna, sulla legalità, sulla difesa dei beni comuni a cominciare dalla scuola pubblica.

I referendum proposti riguardano alcune leggi appena varate dal governo Renzi – legge elettorale, Jobs act, scuola – e poi due questioni direttamente collegate all’ambiente: due quesiti chiedono di cancellare le norme che danno il via libera a trivellazioni petrolifere selvagge in mare e a terra, esponendo così a serissimi danni alcune delle zone di più alto pregio paesaggistico e valore turistico del nostro Paese e frenando al tempo stesso il cammino verso un nuovo modello energetico basato su energie pulite ed efficienza; una terza punta a eliminare la “famigerata” Legge Obiettivo, definita criminogena dal presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Cantone, che ha portato a sistema l’ideologia delle “grandi opere” distruttive sia per l’ambiente che per la legalità.

Un unico filo tiene uniti tra loro i diversi referendum su cui sta cominciando la raccolta di firme (occorre raccoglierne oltre 500 mila per ogni quesito entro settembre). Proporre per il futuro dell’Italia un’altra risposta da quella di chi pensa che i diritti del lavoro siano un lusso, che la scuola pubblica vada equiparata a quella privata, che la democrazia possa essere oscurata da una legge elettorale quasi peggiore – quanto a trasparenza e rappresentanza – dal famigerato Porcellum. E un’altra risposta, anche, da chi continua ad inseguire la logica delle “grandi opere” anti-ecologiche e quasi sempre corruttive – Mose, Expo, Torino-Lione – e da chi di fronte all’urgenza di abbandonare l’energia basata sui fossili per stabilizzare il clima e sconfiggere l’inquinamento immagina per l’Italia una pioggia di pozzi petroliferi,nemmeno fossimo il Texas di un secolo fa.

Molte delle proposte referendarie hanno come bersaglio le politiche renziane dell’ultimo anno e mezzo. Ma l’iniziativa di Civati è molto di più di una battaglia politica contro l’attuale governo: deve e può essere l’atto di avvio di una proposta politica radicalmente innovativa, che metta in archivio tanto le “larghe intese” tra Pd e centrodestra quanto le visioni della sinistra “ante-Renzi” che dall’ambiente alla legalità erano altrettanto arretrate. Serve davvero una “cosa politica” nuova, capace di parlare ai bisogni e alle attese degli italiani di oggi; serve una proposta, questo per noi è davvero essenziale, che nel solco di quel “green new deal” per cui si battono da tempo i Verdi europei, metta i temi della sostenibilità ambientale al centro di un’idea credibile e convincente di sviluppo economico e di benessere sociale.

In fondo, il “peccato” più grave di Renzi non è nel suo piglio – peraltro molto spesso solo apparente – da “rottamatore”. È nel contrario, in un governo e in una maggioranza sostanzialmente conservatori che dentro un imballaggio “nuovista” fanno scelte di totale continuità con il passato. Di pochi giorni fa l’ultimo esempio: l’ennesimo decreto sull’Ilva di Taranto che prevede una sorta di moratoria sulla sicurezza del lavoro e che per questo è stato impugnato dalla magistratura davanti alla Consulta.

Ecco, proprio i decreti Ilva da Berlusconi a Monti a Letta a Renzi sono un esempio illuminante della perfetta continuità che lega tutte le ultime stagioni politiche in fatto di disinteresse, spesso di aperto disprezzo verso l’importanza sociale e anche economica dell’ambiente. I referendum di Civati possono contribuire a romperla questa nauseante continuità, possono aiutare – ricordi Matteo? – a cambiare veramente verso alla politica italiana.

Roberto Della Seta

Francesco Ferrante

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