della seta

Indegno il killeraggio mediatico contro il sindaco Marino

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“Gli attacchi concentrici di cui il sindaco Marino è oggetto in queste ore sono l’ennesimo segno indecente di una politica che antepone i propri interessi di bottega alle preoccupazioni e ai bisogni dei cittadini”.

È quanto dichiarano Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, tra i fondatori del movimento politico Green Italia che domani a Roma (Teatro Quirinetta – a partire dalle 9.30) terrà la sua assemblea di fondazione alla quale è prevista la partecipazione del sindaco di Roma (parlerà intorno alle ore 15.00).

“Il presunto torto del sindaco Marino – continuano gli esponenti ecologisti  – è di avere reso evidenti i rischi per tre milioni di cittadini romani legati alla decadenza del decreto cosiddetto ‘Salva Roma’. Insomma la colpa di Marino sarebbe di avere fatto in questa occasione il suo mestiere di sindaco. I problemi di bilancio della capitale naturalmente non dipendono da Marino, che semplicemente si è trovato ad affrontare una situazione finanziaria largamente compromessa, sia per i tagli ai trasferimenti ai comuni, sia per la totale inadeguatezza del suo predecessore. Ma c’è dell’altro: l’attacco a Marino, cui partecipano più o meno esplicitamente anche molti esponenti della sua stessa maggioranza, nasconde in realtà l’insofferenza della “casta” romana per lo stile amministrativo del sindaco, deciso a non farsi dettare le scelte né dagli interessi e appetiti di partito, né da quelli delle lobby economiche a cominciare dai grandi costruttori”.

“Marino in pochi mesi di governo ha fatto scelte a loro modo rivoluzionarie, dalla chiusura dei Fori al traffico privato, alla cancellazione delle delibere di Alemanno che autorizzavano  fuori dalle previsioni urbanistiche un’ennesima colata di cemento nell’agro romano: questa, a noi sembra è la vera colpa che si vuole far pagare” – concludono gli esponenti di Green Italia.

Green Italia aderisce alla manifestazione “Sos clima”

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“Green Italia aderisce alla manifestazione “Sos clima” promossa dalle principali associazioni ambientaliste italiane, che si terrà Roma, il 28 febbraio 2014 in  Piazza Montecitorio. Se il Governo Renzi vuole davvero dare quella scossa in ambito economico e occupazionale non più rinviabile,  parte integrante di questa operazione deve essere un impegno forte a livello europeo dell’Italia affinchè ci sia una innovazione dell’economia europea con l’innalzamento dell’obiettivo di riduzione dei gas serra e target vincolanti più ambiziosi per l’efficienza energetica e per il contributo delle rinnovabili”.

Lo dichiarano gli esponenti di Green Italia Monica Frassoni e Roberto Della Seta.

“L’Italia, con il precedente esecutivo, ha già espresso il suo impegno (insieme a Germania, Francia, Danimarca e altri quattro stati) in favore della definizione di tre target vincolanti per il contenimento delle emissioni di gas serra e lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Ora – continuano gli esponenti di Green Italia –  si apre per l’Italia la possibilità di giocare da protagonista in Europa, sia nella discussione nel Consiglio europeo del prossimo 20-21 marzo che durante il semestre di presidenza italiana che si apre a luglio, spingendo per obiettivi più ambiziosi, rispetto a quelli troppo prudenti e oggettivamente miopi e regressivi proposti dalla Commissione, come d’altronde ha già richiesto lo stesso Parlamento Europeo”.

“Il Governo italiano può essere infatti  fondamentale per raggiungere un accordo europeo più ambizioso e la strada di un Governo che vuole fare del cambiamento la sua cifra distintiva deve passare anche per un ‘Europa a trazione verde, e non giocare di retroguardia  con un clamoroso autogoal se sentisse le sirene della conservazione suonate dalle lobby fossili” – concludono Della Seta e Frassoni.

Meglio riprendere il mare

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Articolo sul Manifesto del 19/1/14 di Roberto Della Seta e Francesco Ferrante – 

L’appello «Inver­tire la rotta» pro­mosso tra gli altri da Ste­fano Rodotà, Guido Rossi, Luciano Can­fora, e ospi­tato recen­te­mente dal mani­fe­sto, dice una cosa fon­da­men­tale e sacro­santa: le poli­ti­che euro­pee anti-crisi degli ultimi sei anni hanno pro­vo­cato molti più danni — sociali, eco­no­mici, poli­tici — che bene­fici. Ele­vando a totem unico e intoc­ca­bile il cri­te­rio del pareg­gio di bilan­cio, hanno deter­mi­nato o favo­rito — basti pen­sare al caso greco —

l’amplificazione della sof­fe­renza sociale por­tata dalla crisi stessa, e quasi azze­rato la pos­si­bi­lità di un’azione pub­blica di soste­gno alla domanda e al mer­cato interno; ancora, accre­di­tando l’idea di un’Europa «matri­gna» che impone ai governi nazio­nali scelte impo­po­lari, hanno di fatto ali­men­tato la marea mon­tante del popu­li­smo anti-europeo che rischia di «sfon­dare» nelle immi­nenti ele­zioni per il rin­novo del par­la­mento di Strasburgo.

Per que­sto c’è un biso­gno urgente, quasi dispe­rato di quelli che Bar­bara Spi­nelli chiama gli «euro­pei­sti insu­bor­di­nati»: movi­menti, asso­cia­zioni, par­titi, per­sone che si rico­no­scono nell’idea di un’Europa fede­rale e demo­cra­tica, e che rifiu­tano l’alternativa tra la linea ultra­con­ser­va­trice, tutta all’insegna del taglio ai bilanci pub­blici, delle attuali lea­der­ship euro­pee, e l’antieuropeismo che dalla Lega a Grillo, dal «Front Natio­nal» a tutte le destre xeno­fobe e popu­li­ste chiede di tor­nare alle sovra­nità — poli­ti­che, eco­no­mi­che, mone­ta­rie — delle sin­gole nazioni. Insomma: sono le attuali poli­ti­che euro­pee — di destra — da com­bat­tere, non è certo l’idea di un’Europa fede­rale e democratica. Read More…

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